Comune di Bergolo - Provincia di Cuneo - Piemonte

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BENVENUTI A BERGOLO

Nonostante le piccolissime dimensioni, Bergolo è comune autonomo da tempo immemorabile: una parentesi di quasi vent'anni l'ha accorpato dal 1929 al 1947 a Cortemilia.

Luogo dell'erica, o brughiera: questa l'etimologia del nome, dal tardo latino


Le prime notizie emerse dalla storia risalgono al 1091, quando il paese fu compreso nel territorio occupato da Bonifacio del Vasto. Alla morte di questi, nel 1130, venne ereditato dai figli e, nel 1142, assegnato a Bonifacio Minore, marchese di Ceva e Cortemilia. Nel 1184 subentrarono i marchesi di Savona e del Carretto. Nel 1209, il marchese Ottone lo donò al comune di Asti insieme ai borghi confinanti di Gorrino, Castelletto e Scaletta: per oltre un secolo del Comune di Asti seguì le sorti. Nel 1322 Manfredo II il Vasto lo cedette a Manfredo IV marchese di Saluzzo, che l'anno dopo lo lasciò in eredità al figlio Teodoro. Nuove notizie arrivano un paio di secoli più avanti: il 3 aprile 1532 Bergolo passò sotto il dominio dei duchi di Savoia, poichè l'imperatore Carlo V ne fece dono a Beatrice, madre di Eamnuele Filiberto. Poi arrivarono i feudatari: nel 1580 i Valperga, nel 1626 gli Appiani. In tempi più recenti, ne tennero il titolo comitale il dott. Giuseppe Adami di Murazzano (1787) e il generale Giorgio Carlo Calvi, marito della principessa Iolanda di Savoia, che venne nominato conte di Bergolo dal re Carlo Alberto nel 1836.

In tutta la sua storia, il centro fu caratterizzato da prevalente economia agricola. Con il tempo le originarie attività pastorizie e di coltivazione di pregiate vigne di dolcetto "dei terrazzamenti" dal nome delle terrazze in pietra sui cui si impiantavano i vigneti hanno lascitao spazio alle nocciole nella varietà "Tonda gentile delle Langhe" che è riconosciuta come una delle migliori del mondo.

La rinascita di Bergolo si può datare intorno al 1970. L'inesorabile spopolamento che segnava tutti i paese delle Langhe, quì, fatte le debite proporzioni, rischiava di desertificare il borgo. Il rilancio turistico fu una scommessa, più o meno consapevole ma certo appassionata e convinta: un turismo sconosciuto allora, almeno da queste parti che poneva le sue basi nella compatibilità tra turismo e ambiente.

In principio furono gli eventi: idee buone, entuasiasmo, la tenacia dei vecchi investita nel reinventarsi e segnare il percorso che oggi ha portato ad essere una meta turistica di primaria importanza per la nostra valle e riconosciuta dai marchi di qualità raggiunti.


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